Museo Archeologico del Friuli Occidentale – Castello di Torre

Sorge in un antico castello dove ancora oggi si avverte l'intreccio tra vita domestica e ricerca. Vieni a scoprire le radici profonde di una terra sorprendente.

Museo archeologico
Chiuso
Edificio composto da tre corpi affiancati, con facciate di colori diversi: una struttura in mattoni a sinistra, una parte centrale bianca con imposte verdi e una sezione arancione a destra. Davanti all’edificio si trovano siepi potate e un prato verde. Sullo sfondo sono visibili alberi spogli e cielo sereno.

Dove l’archeologia è di casa

Il Museo

Il museo Archeologico del Friuli Occidentale nasce dall’intuizione del conte Giuseppe di Ragogna, che negli anni Trenta del Novecento avvia una ricerca sistematica sul territorio di Torre e nelle aree circostanti. Il suo primo scavo è condotto in uno spazio domestico: il giardino del suo castello. Anno dopo anno, con l’aiuto della popolazione locale, il conte porta alla luce necropoli e testimonianze protostoriche, fino alla scoperta di una lussuosa villa di epoca imperiale.

Condotte con passione e pochissimi mezzi, le indagini partono dal presupposto moderno e innovativo per l’epoca che l’archeologia non sia una ricerca avventurosa di tesori, ma scienza dei segni o - per dirla come di Ragogna - “per l’archeologo vale più un coccio che una moneta”. È un approccio istintivo ma al tempo stesso rigoroso, che anticipa una visione pienamente contemporanea della disciplina.

Dopo il 1970 il castello e le collezioni diventano patrimonio pubblico. Oggi il percorso museale si sviluppa in 20 sale, seguendo le principali fasi della storia del territorio: dalla preistoria antica e recente alla protostoria, dall’età romana e tardoromana a quella altomedioevale e medioevale. Reperti, apparati didattici, ricostruzioni, piccoli e grandi tesori ti permetterano di leggere i contesti di scavo e ricostruire la vita quotidiana delle comunità antiche. Un’occasione unica per accedere all’archeologia in modo più semplice, umano e consapevole.

Visita il sito del museo

Un primo piano mostra un dito humano che tocca leggermente un osso piccolo e curvo. L'osso, di un colore beige chiaro, presenta evidenti tacche trasversali lungo la sua lunghezza e poggia su un piccolo cubo di acrilico trasparente. Il dito è visto da un'angolazione che evidenzia la punta del pollice e l'unghia. Lo sfondo è un semplice bianco e sfocato.
Primo piano di una piccola statuetta antropomorfa in metallo di colore verde, con superficie irregolare e tratti del volto incisi. La figura ha un braccio sollevato. Sullo sfondo, sfocata, è visibile un’altra statuetta simile.
Ampio gruppo di monete metalliche antiche sparse su una superficie chiara. Le monete presentano rilievi con profili umani e iscrizioni lungo i bordi.
Ciotola in ceramica chiara con frammenti decorati reinseriti lungo il bordo interno. I frammenti presentano motivi verdi e gialli e parte del profilo di un volto stilizzato. Il resto della superficie interna è liscia e priva di decorazioni.
Primo piano di piccoli elementi metallici verdi ossidati, collegati tra loro da anelli. L’elemento centrale ha forma circolare e leggermente convessa, con superficie irregolare. Gli oggetti sono appoggiati su uno sfondo bianco, con alcune parti sfocate in primo piano e sullo sfondo.

Chi lo ispira

Il conte Giuseppe di Ragogna (1902–1970) era il proprietario del castello oggi sede del museo. A muovere la sua ricerca vi è una convinzione controcorrente per gli studi dell’epoca: che anche il Friuli occidentale custodisse un grande passato. Forte di questa intuizione, a partire dagli anni Trenta, avvia ricerche sistematiche sul territorio di Torre. E gli scavi gli danno ragione: già le prime tracce rivelano per Pordenone una storia romana e preromana sorprendentemente ricca e continua. Così, con mezzi limitati ma passione rigorosa, il conte trasforma un’intuizione in evidenza scientifica, lasciando in eredità al pubblico il proprio castello, un patrimonio archeologico inestimabile e l’idea che chiunque può dare un contributo prezioso alla conoscenza.

Quando (…) studiosi e pubblico verranno a conoscere quali e quante prove di romanità offra il territorio pordenonese, Torre di Pordenone avrà un posto d’onore.

Giuseppe di Ragonga, poeta delle pietre

Sapevi che…

Il conte Di Ragogna promuove un'archeologia aperta alla comunità.

Per compiere i propri scavi, il conte Giuseppe di Ragogna cerca l’aiuto di chi vive e lavora attorno al suo castello. Ma non solo. Lui vuole anche stimolare nella popolazione locale la nascita di una sensibilità verso l’archeologia. Lo fa pubblicando avvisi sui giornali locali e lanciando appelli radiofonici diretti agli abitanti di Torre - soprattutto ai contadini - perché segnalino affioramenti di muri o reperti durante il lavoro dei campi. Un approccio insolito per l’epoca, che anticipa una visione moderna e partecipata del patrimonio culturale.

Una fotografia storica in bianco e nero che ritrae tre uomini impegnati in uno scavo archeologico in un campo erboso. Due uomini in primo piano utilizzano dei picconi per smuovere il terreno, mentre un terzo uomo, sulla destra, è accovacciato e sembra esaminare dei reperti o frammenti di roccia. Sullo sfondo si erge un grande complesso industriale o agricolo con una torre dell'orologio e un'alta ciminiera, circondato da un muro di cinta bianco. L'immagine documenta un momento di lavoro manuale in un contesto rurale e storico.

Il museo in rete

Emozioni da non perdere

Per chi ricerca, insegna, studia

Didattica e ricerca

Archivio

L’archivio del museo custodisce reperti e materiali di ricerca ed è disponibile per attività di studio, ricerche e tesi di laurea. Vuoi fare una richiesta?

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Biblioteca specializzata

Al piano terra del museo archeologico puoi consultare una serie di pubblicazioni specializzate. Alcuni sono in vendita altri sono disponibili per lo scambio.

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Attività educative

Il museo offre alle scuole visite guidate, attività e laboratori per scoprire l’archeologia attraverso l’esperienza diretta.

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Orari e informazioni

Quando visitarlo

Sabato e Domenica: 09:00 - 12:00 / 15:00 - 18:00.

Dal 1 giugno al 30 settembre chiusura alle 19:00.

Chiusure
1° gennaio (Capodanno), Pasqua, 25 aprile (Festa della Liberazione), 1° maggio (Festa dei lavoratori), 2 giugno (Festa della Repubblica), 8 settembre (Festa patronale), 1° novembre (Ognissanti) e 25 dicembre (Natale).

Aperture straordinarie
Altre giornate festive, lunedì di Pasqua (15:00-18:00), 15 agosto.

Come raggiungerlo

Via Vittorio Veneto 19, 33170, Pordenone, PN

Con i mezzi
In treno: linea Venezia/Udine con fermata a Pordenone. Servizio taxi fuori dalla stazione.
In autobus: dalla stazione: Linee 2 e 8 - Fermata via General Cantore, 84 e Linea 5 - Fermata via Piave, 54.

Con l’automobile
Autostrada A28 Portogruaro/Conegliano, uscita PORDENONE (Fiera). Usciti dall'autostrada, prendere a destra verso il centro e seguire le indicazioni dei pannelli Museo Archeologico. 
Il Museo è dotato di 2 parcheggi per una capienza complessiva di circa 40 auto.

A piedi
Dalla stazione dei treni al museo archeologico impiegherai circa 45-50 minuti. Puoi raggiungere il museo percorrendo l’itinerario urbano “Il Custode dell’Armonia”.

Chi contattare

Accessibilità e sicurezza

L’accesso alle persone su carrozzina o con difficoltà motorie è possibile in tutto il museo. I servizi igienici sono in un edificio sulla destra rispetto all'ingresso e sono idonei ai disabili motori. Puoi consultare anche la scheda accessibilità del museo e dei suoi luoghi e ulteriori informazioni utili nel regolamento del museo. È presente un percorso tattile per ipo e non vedenti creato con la collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi, composto da 10 cartelli esplicativi con duplice scrittura: Braille e la scrittura normale di grosse dimensioni in rilievo.

Ultimo aggiornamento: 14/04/2026 00:40

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